Ringraziamenti
La parte che amo di più delle tesi dei miei studenti
è quella dei ringraziamenti (prima o poi vorrei farne
una antologia). In genere sono relegati alla fine,
i ragazzi sperano quasi che il relatore non se ne accorga,
ma molto spesso spiegano cosa è stato veramente fare quella
ricerca, portare avanti quell'impegno, raggiungere quel traguardo.
Mutatis mutandis, la cosa non è molto differente
per chi si trova a chiudere un libretto come questo.
Perché dietro a ogni ricerca e a ogni percorso di riflessione
ci sono storie, volti, affetti, viaggi, convegni, dibattiti,
lezioni, articoli, tesi, chiacchierate, pranzi e cene,
discussioni, affinità, incomprensioni, amicizie, rotture,
invidie, pentimenti, ammirazioni, successi, fallimenti.
Ci sono, insomma, comunità di lavoro e di vita che obbligano
sempre alla relazione e al confronto – e questo è l'unico modo
che io conosca per pensare.
Questo volumetto è il frutto di una decina di anni di
pensiero: la lista dei debiti è quindi lunga. Ho condiviso
molta parte del mio lavoro con i colleghi del Dipartimento di
Scienze della comunicazione e dello spettacolo dell'Università
Cattolica: potrei fare il taglia e incolla dei membri dal sito,
ma non sarebbe etico, per cui ringrazio soprattutto
Alice Cati,
Maria Grazia Fanchi,
Massimo Locatelli,
Fausto Colombo,
Aldo Grasso,
Massimo Scaglioni,
Chiara Giaccardi,
Silvano Petrosino,
Armando Fumagalli,
Nicoletta Vittadini,
Piermarco Aroldi,
Adriano D'Aloia,
Claudio Bernardi,
Carla Bino,
Matteo Tarantino;
ho vari debiti con i “giovani”
Giogio Avezzù,
Giancarlo Grossi
e Simona Arilotta.
Varie discussioni sono avvenute all'interno del gruppo degli
studiosi italiani di cinema; anche qui la lista sarebbe lunga
e mi limito a ricordare
Guglielmo Pescatore,
Giacomo Manzoli,
Roberto de Gaetano,
Enrico Menduni,
Vito Zagarrio,
Sandro Bernardi,
Leonardo Quaresima,
Valentina Re,
Francesco Pitassio,
Carmelo Marabello,
Nicola Dusi,
Peppino Ortoleva,
Vincenzo Trione.
Lavorando fianco a fianco con alcuni eccellenti professionisti
della comunicazione (spesso anche docenti della nostra
università) all'interno dell'
ALMED, ho avuto il privilegio di imparare
da loro varie cose di prima mano: penso per esempio a
Federica Olivares,
Paolo dalla Sega,
Dario Viganò,
Luca Borsoni,
Antonello Carlucci,
Layla Pavone,
Davide Dattoli,
Lorenzo Maternini,
Federico di Chio,
Daniele Chieffi,
Alberto Negri,
Simonetta Saracino,
Stefano Lucchini
e tutti i docenti del Master in Media Relation.
Sono grato a docenti di altre università italiane o straniere
per le occasioni di confronto e gli inviti a convegni o a
partecipare a pubblicazioni: penso in particolare a
Antonio Somaini,
Andrea Pinotti,
Mauro Carbone,
André Gaudreault,
Agnes Petho,
Massimo Leone,
Maurizio Guerri,
Pietro Montani,
Tiziana Migliore,
Paolo Fabbri,
Ninni Pennisi,
Cisco Parisi
e Dario Tomasello.
La riflessione su condizione postmediale e istituzione
scolastica nasce da alcune sollecitazioni di amici e colleghi
più esperti di me nel settore della formazione: ricordo
Luciano Pazzaglia,
Cosimo Laneve,
Maddalena Colombo
e tutto il gruppo dell'
OPPI
Organizzazione per la Preparazione Professionale degli Insegnanti
.
Un grazie sempre particolare a Francesco Casetti, più vicino
adesso di quanto lo fosse da vicino, che ha letto il
manoscritto e formulato alcune osservazioni di cui ho cercato
di tener conto.
One more thing. Questo libro è per te, Valeria.
Strumenti e riferimenti
In questo libro ho scelto di ridurre al minimo i riferimenti
bibliografici in modo da rendere il discorso il più fluido
possibile senza costringermi (e costringere il lettore!) a
un sistematico confronto con la letteratura esistente sui vari
argomenti che ho toccato. Tuttavia comprendo che qualcuno
potrebbe sentirsi defraudato della possibilità di riprendere
e approfondire determinati argomenti di proprio interesse;
ho quindi pensato di fornire in questo capitolo finale
alcune indicazioni bibliografiche essenziali e aggiornate.
Ma c'è di più. Questo volumetto costituisce il punto di
confluenza di una serie di riflessioni che ho sviluppato negli
ultimi dieci anni circa in un gran numero di convegni, lezioni,
articoli. Nel rielaborare questi scritti ho dovuto eliminare
molti riferimenti e approfondimenti, necessari per un pubblico
accademico ma ingombranti per un pubblico più ampio. Il far
riferimento a tali scritti avrà quindi una duplice finalità:
dichiarare le fonti di alcune sezioni di questo volume, e
rimandare a sedi in cui il lettore potrà trovare citazioni
bibliografiche più ampie e complete.
1. Introduzione. 1984
L'espressione
"condizione (o era) postmediale"
ha una duplice origine. Da un lato essa deriva dal saggio della studiosa di arte e
studi visuali
R. Krauss,
L'arte nell'era postmediale. Marcel Broodthaers, ad esempio
(2000),
Postmedia Books,
Milano
2005
.
La discussione della Krauss è interna al dibattito
proprio della teoria dell'arte e degli studi visuali circa
la specificità mediale e la sua relazione con la definizione
dello statuto delle differenti arti. Lungo questa direzione
hanno lavorato tra gli altri
P. Weibel (ed.),
Postmedia Condition,
catalogo,
Centro Cultural Conde Duque,
Madrid
2006;
D. Quaranta,
Media, New Media, Postmedia,
Postmedia Books,
Milano
2010;
M. de Rosa,
Cinema e postmedia. I territori del filmico nel contemporaneo,
Postmedia Books,
Milano
2013;
e soprattutto (per quanto riguarda le tematiche qui affrontate)
F. Casetti,
I media nella condizione postmediale,
in R. Diodato - A. Somaini (eds.),
Estetica dei media e della comunicazione,
Il Mulino,
Bologna
2011,
pp. 327-346.
Nell'ambito della filosofia politica dei media,
aveva parlato di
"ère post-media"
anche il filosofo francese Felix Guattari in una serie di brevi
interventi prodotti a partire dalla metà degli anni Ottanta;
Guattari guardava positivamente alla fine del ruolo egemonico dei
mass media a favore di nuovi laboratori di pensiero e di azione sviluppati
dalle minoranze sociali e politiche: cfr. in particolare
F. Guattari,
L'impasse post-moderne,
in
«La Quinzaine littéraire»
,
456,
Février 1986,
pp. 20-21;
Vers une ère post-média
(1990),
in
«Chimères»
,
28
(1996),
pp. 5-6.
Le intuizioni di Guattari sono state riprese e sviluppate
da vari studiosi in ambito propriamente mediale:
si vedano in particolare
M. Fuller,
Media Ecologies. Materialist Energies in Art and Technoculture,
MIT Press,
Cambridge (MA)
2005;
C. Appritch -
J. Berry Slater -
A. Iles -
O. Lerone Schulz (eds.),
Provocative Alloys: a Post-Media Anthology,
Post-Media Lab &
Mute Books,
Lünenburg
2013;
Á. Pethö (ed.),
Film in the Post Media Age,
Cambridge Scholar,
Newcastle upon Tyne
2012;
C. Appritch,
Post-Media,
in
Critical Keywords for the Digital Humanities,
http://cdckeywords.leuphana.com/post_media
2. Nascita, ascesa e declino di un impero
La storia dei media (compreso il passaggio alle fasi più recenti)
ha costituito oggetto di un numero di lavori sterminato. Mi limito a ricordare
F. Colombo -
R. Eugeni (eds.),
Il prodotto culturale. Teorie, tecniche di analisi, case histories,
Carocci,
Roma
2001;
A. Briggs - P. Burke,
Storia sociale dei media. Da Gutenberg a Internet
(2000),
il Mulino,
Bologna
2002;
G. Boccia Artieri,
I media-mondo. Forme e linguaggi dell'esperienza contemporanea,
Meltemi,
Roma
2004;
L. Gorman - D. McLean,
Media e società nel mondo moderno. Una introduzione storica
(2003),
il Mulino,
Bologna
2005;
P. Ortoleva,
Il secolo dei media,
il Saggiatore,
Milano
2009.
Il rapporto tra i media e l'ambiente urbano viene accuratamente ricostruito da
V. Trione,
Effetto città. Arte, cinema, modernità,
Bompiani,
Milano
2014.
Un'opera ambiziosa intenzionata a raccogliere in un panorama unitario tutti gli strumenti
dell'industria culturale (e che si ferma in effetti alle soglie della postmedialità)
è
D. Sassoon,
La cultura degli europei. Dal 1800 a oggi
(2006),
Rizzoli,
Milano
2008.
Tra le opere più influenti sui media digitali, ricordo:
L. Manovich,
Il linguaggio dei nuovi media
(2001),
Olivares,
Milano
2002;
J.D. Bolter -
R. Grusin,
Remediation. Competizione e integrazione tra media vecchi e nuovi
(1999),
Guerini e associati,
Milano
2003;
H. Jenkins,
Cultura convergente
(2006),
Apogeo,
Milano
2007;
L.A. Lievrouw -
S. Livingstone (eds.),
Capire i new media. Culture, comunicazione, innovazione tecnologica e istituzioni
sociali
(2006),
edizione italiana a cura di
G. Boccia Artieri,
L. Paccagnella,
F. Pasquali,
Hoepli,
Milano
2008;
P. Montani,
L'immaginazione intermediale. Perlustrare, rifigurare, testimoniare il mondo visibile,
Laterza,
Roma-Bari
2010.
Il dibattito sui dispositivi mediali (in particolare sul cinema)
e la loro de-individuazione è in questo momento molto vivace.
Mi limito a rinviare a
F. Casetti,
La galassia Lumière. Sette parole chiave per il cinema che viene,
Bompiani,
Milano
2015.
La prospettiva
"ecologica"
che studia i media in quanto
"ambienti"
è stata recentemente ricostruita con attenzione da
P. Granata,
Ecologia dei media. Protagonisti, scuole, concetti chiave,
FrancoAngeli,
Milano
2015.
Sulla gamification e i processi connessi, cito e utilizzo nel volume
P. Ortoleva,
Dal sesso al gioco. Un'ossessione per il XXI secolo?,
Espress,
Torino
2012
(la citazione da G.H. Mead è a p. 119).
Un inquadramento completo del fenomeno in
M. Salvador,
In gioco e fuori gioco. Il ludico nella cultura e nei media tradizionali,
Mimesis,
Milano
2015.
Per un approccio differente ma complementare si veda
E. Menduni,
Entertainment,
il Mulino,
Bologna
2013.
3. L'epos della naturalizzazione
Ho affrontato il tema dell'epos della naturalizzazione nel mio
Il fascino di Pandora. Appunti su media, tecnologia e rappresentazione,
in S. Biancu - A. Cascetta - S. Marassi (eds.),
L'uomo e la rappresentazione. Fondazioni antropologiche della rappresentazione
mediale e dal vivo,
Vita e Pensiero,
Milano
2012,
pp. 131-139.
La questione della negoziazione dei rapporti tra la sfera naturale
e quella culturale - artificiale - tecnologica è oggi al centro di numerosissimi dibattiti;
mi limito a richiamare in ambito antropologico
B. Latour,
Non siamo mai stati moderni
(1991),
Eleuthèra,
Milano
2009
e
P. Descola,
Par-delà nature et culture,
Gallimard,
Paris
2005;
in quello estetico
P. Montani,
Bioestetica. Senso comune, tecnica e arte nell'età della globalizzazione,
Carocci,
Roma
2007;
in quello semiotico
Gianfranco Marrone,
Addio alla natura,
Einaudi,
Torino
2011
.
Circa le questioni relative alle forme epiche e alla loro
presenza nel mondo contemporaneo, rimando (anche per la necessaria bibliografia) al
mio
Il destino dell'epos. Racconto e forme epiche nell'era della narrazione transmediale,
in F. Zecca (ed.),
Il cinema della convergenza. Industria, racconto, pubblico,
Mimesis,
Milano
2012,
pp. 151-164.
4. L'epos della soggettivazione
Sui Google Glass ho scritto in
L'autobiografia automatica. Google Glass e condivisione dell'esperienza soggettiva,
in A. Cati G. Franchin (eds.),
L'impulso autoetnografico. Radicamento e riflessività nell'era intermediale,
numero monografico di
«Comunicazioni Sociali»
,
3
(2012),
pp. 417-425.
Sullo stesso oggetto (da un punto di vista differente
ma del tutto complementare) vedi anche
P. Montani,
Tecnologie della sensibilità. Estetica e immaginazione interattiva,
Raffaello Cortina,
Milano
2014,
in particolare
pp. 65-96.
Sul first person shot rimando ai miei
Prima persona. Le trasformazioni dell'inquadratura soggettiva tra cinema, media e
videogioco,
in E. Mandelli - V. Re (eds.),
Fate il vostro gioco. Cinema e videogame nella rete: pratiche di contaminazione,
Terraferma,
Crocetta del Montello (TV)
2011,
pp. 16-25,
successivamente sviluppato in
Le plan à la première personne. Technologie et subjectivité dans le paysage postcinematographique,
in A. Gaidreault - M. Lefebvre (eds.),
Techniques et technologies di cinéma. Modalités, usages et pratiques des
dispositifs cinématographiques à travers l'histoire,
Presses Universitaires de Rennes,
Rennes
2015,
pp. 195-208
.
Sulle concezioni neuro-fenomenologiche contemporanee
e le loro applicazioni al cinema si vedano almeno
S. Gallagher -
D. Zahavi,
La mente fenomenologica
(2008),
Raffaello Cortina,
Milano
2009;
T. Elsaesser -
M. Hagener,
Teoria del cinema. Un'introduzione
(2007),
Einaudi,
Torino
2009;
R. Eugeni -
A. D'Aloia (eds.),
Neurofilmology. Film Studies and the Challenge of Neuroscience,
numero
speciale
spciale
di
«Cinéma & Cie»
,
22-23
(2014)
.
5. L'epos della socializzazione
Di The Sims mi sono occupato in
A. Bellavita -
R. Eugeni,
Mondi negoziabili. Il reworking del racconto nell'era del design narrativo dinamico,
in N. Dusi -
L. Spaziante (eds.),
Remix-Remake, pratiche di replicabilità,
Meltemi,
Roma
2006,
pp. 157-173.
Altri lavori importanti su
sono:
M. Bittanti -
M. Flanagan,
The Sims. Similitudini simboli e simulacri,
Unicopli,
Milano
2003
e
J.P. Gee -
E.R. Hayes,
Women and Gamig. The Sims and 21st Century Learning,
Palgrave-MacMillan,
Houndmills - New York
2010.
Su
esiste una bibliografia ampia, si veda almeno
A. Sepinwall,
«Vuoi sapere un segreto?»
. La tempesta perfetta di Lost,
in Id.,
Telerivoluzione
(2012),
Rizzoli,
Milano
2014,
pp. 207-250
.
Ho già toccato la questione dell'epos della socializzazione in alcuni articoli, in
particolare
Feeling Together: Cinema and Practices of Sociability in the Post Media Condition,
in
Á. Pethö (ed.),
Film in the Post-Media Age,
cit.,
pp. 293-308
.
Sul videogioco e i dibattiti che vi si accompagnano ho lavorato in
L'immagine giocata. Il dibattito sul videogame e la questione del visuale,
in Visuale,
numero monografico di
«Fata Morgana»
,
8
(2009),
pp. 159-172;
Il gioco delle tracce. Inscrizione e trascrizione dell'esperienza nei media contemporanei,
in F. Casetti (ed.),
Lasciare tracce, essere tracciati,
numero monografico di
«Comunicazioni Sociali»
,
1
(2010),
pp. 106-115;
R. Eugeni -
M. Locatelli,
Gaming. Profilo di un'esperienza mediale tra ludologia e filmologia,
in P. Coppock -
F. Giordano -
M. Rosi (eds.),
Filming the Game / Playing the Film. L'immagine video ludica: narrazione e crossmedialità,
in
«Bianco e Nero»
,
564
(2010),
pp. 7- 83
.
Si veda anche, per orientarsi nella bibliografia in materia,
M. Salvador,
Il videogioco,
La Scuola,
Brescia
2013
.
Circa i social media segnalo solo (per la bibliografia aggiornata
e per una sintonia di posizioni che emergerà ancora meglio nelle conclusioni)
F. Colombo,
Il potere socievole. Storia e critica dei social media,
Bruno Mondadori,
Milano
2013
.
Sulla questione della scuola e delle sue funzioni
nella condizione postmediale rimando ai miei due lavori:
La sfida educativa nella condizione postmediale
in Aa.Vv. ,
Educare nell'era digitale,
LII Convegno di Scholé,
La Scuola,
Brescia
2014,
pp. 43-57;
Scrivere e apprendere nella condizione postmediale,
in C. Laneve (ed.),
La scrittura nell'era digitale,
numero monografico di
«Quaderni di didattica della scrittura»
,
21-22
(2014),
pp. 55-67
.
Tra i testi rilevanti in questo settore segnalo
A. Fabris,
Etica delle nuove tecnologie,
La Scuola,
Brescia
2012;
G. Reale,
Salvare la scuola nell'era digitale,
La Scuola,
Brescia
2013;
P.C. Rivoltella,
Le virtù del digitale. Per un'etica dei media,
Morcelliana,
Brescia
2015
.
6. Conclusioni. La condizione amoderna
Ho iniziato ad abbozzare una riflessione sulla a-modernità in
Stanley Kubrick,
nuova edizione aggiornata,
Mursia,
Milano
2014
, e in
Per una biopolitica a-moderna. Il pensiero del potere in Stanley Kubrick – e oltre,
in A. Falzone -
S. Nucera -
F. Parisi (eds.),
Le ragioni della natura. La sfida naturalistica delle scienze della vita,
Corisco,
Roma-Messina
2014,
pp. 299-308
.
Tra le varie letture critiche del presente segnalo in particolare
F. Colombo, Il potere socievole, cit.;
M. Magatti -
C. Giaccardi,
Generativi di tutto il mondo, unitevi! Manifesto per la società dei liberi,
Feltrinelli,
Milano
2014;
S. Petrosino,
Il magnifico segno. Comunicazione, esperienza, narrazione,
San Paolo,
Milano
2015
.